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Il segreto della Cattedrale

Dal discorso del card. Giovanni Battista Montini, Arcivescovo di Milano, poi Papa Paolo VI (26 aprile 1959)
A Cristo ogni Cattedrale appartiene. Questa chiesa è sua. Per Lui qui è innalzata una cattedra, sulla quale il suo apostolo, in sua vece, parlerà; per Lui un altare, dal quale chi lo rivive farà salire al Padre il suo stesso sacrificio; per Lui qui è riunita la «ecclesia», il popolo con il suo vescovo, e a Lui innalza il suo inno di gloria e la sua gemente preghiera; e da Lui questo tempio acquista la sua misteriosa maestà.
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Egli è presente! Questo è il segreto della Cattedrale! Essa non è semplicemente un interessante monumento d’architettura, un venerabile edificio storico, un vasto museo di belle arti; non è un solenne salone di conferenze, un auditorium di musica arcana per orecchi raffinati. Essa è per noi una casa viva, un luogo privilegiato di abitazione divina. Qui possiamo dire di Cristo: «Habitavit in nobis» (Gv 1,14). E’ il palazzo di Cristo Re; è l’aula di Cristo Maestro; è il tempio di Cristo Sacerdote. Perché dovunque è un tabernacolo, noi sappiamo, la sua reale, sacramentale presenza ci piega all’adorazione, ci invita alla contemplazione, ci ammette alla comunione. Ma qui, nella Cattedrale, alla presenza della Santissima Eucaristia, un’altra, una terza e una quarta sua diversa presenza si aggiunge. Qui Egli è presente con la sua autorità. E’ la sua presenza come Via. Da qui Egli guida la sua Chiesa sui sentieri della salvezza. Qui Egli è Pastore. La trasmissione di questa missione fatta agli apostoli: «Pasce agnos meos», qui si estende e qui si continua, investendo il Vescovo, il Pastore della diocesi, di una prerogativa tuttora vivente nella storia, la potestà di giurisdizione, presenza attiva nel corpo mistico di Cristo.

E poi: Egli qui è Maestro. E’ la sua presenza come Verità. Qui Egli ha la sua Cattedra. Qui la sua voce acquista suono autentico; qui trova eco fedele: «Chi ascolta voi ascolta me», Egli disse ai suoi apostoli. E il Vescovo, anche questo sappiamo, è un successore degli apostoli. Qui è giudice. La parola sua qui vibra dolce e potente «come spada a due tagli».

E ancora: qui Egli è presente con la pienezza del suoi sacerdozio, cioè con la sua perfetta funzione di mediatore fra Dio e gli uomini, con la piena potestà santificante, conferita, anche questa, agli apostoli nel grado più efficace. E’ la sua presenza come Vita.

Il Vescovo, erede di quest’altra divina virtù, la potestà dell’ordine sacro, qui è il santificatore del clero e del popolo, il vivificatore del corpo mistico. «Chi vede me, vede anche il Padre» spiegava Gesù ai suoi apostoli nell’ultima cena. Noi possiamo ora commentare: chi vede il Vescovo vede anche Cristo. E badate bene: non per fare del Vescovo un solitario privilegiato come un profeta dai carismi singolari o un santo dalle virtù inimitabili; il Vescovo è un uomo sociale per eccellenza; tutta la sua funzione è estroflessa sul popolo; non ha senso se è soltanto personale; acquista il suo vero significato quando è servizio: «Chi maggiore fra voi, si faccia come minore», insegnò Gesù; vale a dire che la presenza mistica di Cristo nel principio efficiente della sua Chiesa postula la comunità dei fedeli; il pastore postula il gregge; il maestro i discepoli; lo sposo la sposa; la Chiesa docente la Chiesa discente, per formare la vera Chiesa, quella che fu amata da Cristo, per cui Cristo «si sacrificò perché questa Chiesa potesse comparirgli davanti gloriosa, senza macchia, né sfregi, né altro difetto, ma santa e immacolata».

Così che il segreto della Cattedrale è la presenza di Cristo nel suo corpo mistico, è il mistero della Chiesa. E’ il mistero della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.