Il DUOMO NUOVO

Il Duomo nuovo, o più correttamente Cattedrale estiva di Santa Maria Assunta, è la chiesa principale di Brescia, situata in piazza Paolo VI, già Piazza del Duomo. Fu eretta tra il 1604 e il 1825 sull'area in cui sorgeva la basilica paleocristiana di San Pietro de Dom (V-VI secolo).

La nuova Cattedrale dedicata all’Assunta, la cui costruzione occupò circa due secoli, venne realizzata sull’area della chiesa paleocristiana di San Pietro de Dom della quale rimangono pochissime testimonianze. La vecchia cattedrale aveva sviluppo longitudinale, divisa in tre navate da ventotto colonne forse provenienti da edifici romani. Quattro di queste colonne furono riutilizzate, dopo la demolizione della chiesa, due per il portale del Broletto che si affaccia sulla piazza e due per il portale della chiesa di Santa Maria della Carità in via Musei. Più volte rimaneggiata durante i secoli la Cattedrale di San Pietro nel XVI secolo minacciava rovina al punto che nel 1599 Brescia ne decretò la demolizione La posa della prima pietra venne compiuta dal vescovo Marino Giorgi (o Zorzi) il 12 maggio 1604. La nuova Cattedrale mutato il titolo in Santa Maria Assunta, fu costruita - cominciando dal pilore est del lato nord - su progetto del bresciano Giovan Battista Lantana, presto sostituito da quello del barnabita milanese Lorenzo Binago che mutò profondamente il disegno primitivo I lavori procedettero con una certa alacrità nel primo trentennio del Seicento per poi rallentare dalla metà del secolo. Col Settecento un rinnovato impulso viene dato alla fabbrica dal cardinale Angelo Maria Querini che, insieme ai lavori murari, dotò la chiesa di suppellettili e dipinti di grande pregio fatti eseguire a Roma. In questo periodo, in una girandola di consulenze affidate a nomi celebri come Andrea Pozzo, Giorgio Massari e Filippo Juvarra, il tempio fu portato a compimento (ad eccezione della cupola) seguendo i disegni prima di Giovan Battista e Antonio Marchetti, che si succedettero nel corso del secolo alla direzione dei lavori. Il compimento della cupola nel 1825 segna la conclusione della fabbrica che fu consacrata quasi un secolo dopo, il 4 luglio 1914 dal vescovo Giacinto Gaggia. Durante il secondo conflitto mondiale, il 13 luglio 1944, la copertura in rame e la struttura lignea della cupola, colpiti da uno spezzone incendiario, presero fuoco diventando uno dei simboli più drammatici dei bombardamenti che martoriarono la città. I necessari lavori di restauro furono compiuti nell’immediato dopoguerra.
L’esterno in marmo bianco di Botticino, è scandito da alte paraste corinzie che ripropongono lo stesso ritmo dell’interno. La zona dell’abside è decorata con due nicchie entro le quali sono poste le statue dei Santi Faustino e Giovita patroni di Brescia, scolpite da Antonio e Carlo Carra (1673) che hanno eseguito anche la statua di San Giovanni Battista, posta sopra la porta laterale del fianco nord. L’imponente mole della cupola (la terza per grandezza in Italia dopo quella di San Pietro e di Santa Maria del Fiore) fu realizzata su disegno dell’architetto milanese Luigi Cagnola tra il 1815 e il 1825, riprendendo, semplificata nelle sue forme neoclassiche, l’idea già proposta da Antonio Marchetti. Otto alte finestre con timpano triangolare si aprono nel tamburo, scompartito da colonne binate che, avanzando, fungono da punti di forza per i costoloni della calotta. La lanterna presenta la stessa alternanza di finestre (qui arcuate) e di colonne che concludono il movimento ascensionale della struttura nella doppia croce posta all’apice. La realizzazione della facciata occupò gran parte del XVIII secolo. La parte inferiore fu realizzata su disegno di Giovanni Antonio Biasio, mentre il registro superiore, con il coronamento del timpano si deve ad Antonio Marchetti. Il portale, invece, realizzato su disegno di Giovan Battista Marchetti, accoglie nel timpano ricurvo spezzato, entro un ovato, il Busto del cardinale Angelo Maria Querini, opera di Antonio Calegari (Brescia 1699-1777) autore anche delle figure della Fede e della Carità, poste sul frontone della finestra del registro superiore. Le statue che ornano il timpano raffigurano: al centro il gruppo della Vergine portata in cielo dagli Angeli fiancheggiato a sinistra da San Pietro e a destra da San Paolo, opere modellate da Giovan Battista Carboni (Brescia 1723ca-1790) ma eseguite dal bergamasco Pier Giuseppe Possenti (Bergamo 1750- Milano 1828) nel 1792; le due statue estreme, a sinistra San Giovanni evangelista e a destra San Giacomo apostolo, sono invece opera di un non meglio noto Citerio di Como.
L’interno, a pianta quadrata nella quale è iscritta una croce greca che si prolunga in un braccio nel profondo presbiterio, è aggregato attorno all’ampio volume della cupola. Domina un’impressione di spoglia solennità: alti pilastri scanalati in stile corinzio ritmano tutta la struttura della chiesa e otto colonne binate sostengono la cupola, aggiungendo profonde variazioni chiaroscurali al sottile gioco alternato della pietra di Botticino e dei setti murari intonacati di bianco. Sull’alto cornicione con fregio a girali vegetali si impostano le volte a pieno centro marcate da archi in pietra decorati con motivi a cassettoni e si aprono le grandi finestre che conferiscono grande luminosità all’interno del tempio. I pennacchi della cupola sono decorati con medaglioni ovali entro i quali trovano posto le figure dei quattro evangelisti con i loro simboli: Matteo e Marco sono opera di Giovan Battista Carboni, mentre Luca e Giovanni sono opera di Santo Calegari il giovane (Brescia 1722-1780) e furono realizzati nel corso degli anni Settanta del Settecento. Al di sopra del cornicione si imposta il tamburo scompartito da pilastri corinzi binati e da otto grandi finestre.La calotta, infine, è decorata con cassettoni ottagoni centrati da rosette che, degradando verso l’alto, aumentano il senso di verticalità della struttura.
Scarica la brochure che descrive la storia della Cattedrale di Brescia e la sua architettura, disponibile in italiano, inglese, francese e tedesco:
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ITALIANO
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Monumento a Paolo VI

Un monumento tra memoria e fede

La Cattedrale di Brescia, che custodisce la memoria e le spoglie dei suoi Vescovi, ora associa ad esse anche la memoria di un suo Figlio, divenuto Pastore della Chiesa universale, una memoria concepita non come celebrazione di un “primato di potere”, ma come umile e mistico segno del servizio reso alla Chiesa di Cristo e all’umanità intera in tempi estremamente problematici e calamitosi, ma anche assai promettenti. La scelta dello scultore nella persona del professor Raffaele Scorzelli è stata motivata dalla sua migliore vicinanza spirituale e intima famigliarità con Paolo VI, oltre che dalla sua meritata fama di grande artista. († Mons. Luigi Morstabilini, Vescovo di Brescia)
Ci sono opere d’arte antiche e moderne che si definiscono dopo percorsi laboriosi e sofferti, altre che nascono da un’emozione profonda con un prepotente bisogno di essere realizzate. L’apertura della Porta Santa èer l’anno giubilare promulgato da Paolo VI il 23 maggio 1974 con la Bolla Apostolorum limina ed inaugurato nella notte del Natale dello stesso 1974, fu uno di quegli avvenimenti che maggiormente toccarono la trepida sensibilità di Lello Scorzelli, che vi assisteva. Quando poi ebbe l’incarico dalla Diocesi di Brescia di ideare un monumento a Paolo VI, non ebbe alcun dubbio che il monumento giusto avrebbe dovuto essere proprio l’apertura della Porta Santa.

L’originalissimo monumento fa perno intorno alla figura di Paolo VI inginocchiato sulla soglia della Porta Santa appena aperta, il cui vano è delimitato da una profilatura in marmo di Botticino ed è controfondato da lastre di ardesia non levigate. La figura del Pontefice campeggia così in solitudine nel vano della Porta, appoggiandosi al pastorale cruciforme che ostenta in drammatica contorsione il corpo del Cristo crocefisso. La persona di Paolo VI in perfetta solitudine viene a definirsi entro una linea di assoluta purezza, di dolcezza, anche se l’espressione trepida e sofferta del volto scavato, dai tratti fortemente pronunciati e somigliantissimo, aggiunge una ulteriore nota drammatica, facendo diventare questa figura del Papa, che è veramente qualcosa di assoluto e di plasticamente concluso, una metafora di significato non univocamente definibile perché troppo aperta ad una pluralità di significati.

Affiancano la figura del Pontefice i due battenti bronzei della Porta, bruniti e martellinati, con il pomolo a tutto tondo, figurato e ben levigato, collocato al centro di ogni anta che raffigurano, rispettivamente da destra a sinistra; la Folgorazione di Saulo sulla via di Damasco e il Naufragio sulla costa di Malta.

Al centro dell’architrave è fissato, pure in bronzo, lo stemma papale, arroncigliato in conchiglia e la linea ricurva che lo contiene lo raccorda altresì con opportunità di cadenza alla sottostante linea ripiegata che racchiude e definisce la figura del Pontefice.

Il basamento è composto da una lastra di marmo nero del Belgio, levigatissima, con l’iscrizione di estrema sobrietà: PAULUS VI PONT. MAX. BRIXIENSIS. Questa lastra espone otto formelle romboidali assemblate in due gruppi di quattro ciascuno, ma ancora in schema romboidale. Nel modellato di queste formelle, Scorzelli porta a maturazione la concezione plastica e lo stile già sperimentato in altre sue opere di grande impegno. Ogni pannello, oltre che narrare un preciso avvenimento storico attinente alla vita di Paolo VI, contiene una straordinaria proposta di molte altre realtà fissate in ricchezza di simbolo: ogni segno, ogni figurazione tende all’espressione del fatto; la deformazione drammatica accentua ed esaspera la verità delle cose.
La formella romboidale di sinistra raggruppa quattro episodi conclusi entro uno schema pure romboidale, raffiguranti (con lettura alto, sinistra, destra, basso):

- la chiusura del Concilio. Le due schiere dei Padri conciliari procedono sulle tarsie scomposte del fondo inciso. Oltre che figure assumono, nella loro coralità, il segno di mani in preghiera. Lo Spirito Santo raffigurato sul cammino dei Padri conciliari evoca e definisce la realtà vera della Chiesa che è mossa dallo Spirito di Dio.
- L’incontro con il Patriarca Athenagoras I. L’avvenimento storico segnò un momento pastorale estremamente significativo e risolutivo del pontificato di Paolo VI. Le tre croci nel fondo: quella di Gesù, quella di S. Pietro e quella di S. Andrea, rimandano al discorso delle Chiese separate e ricordano il cammino da compiere nello sforzo dell’unità nell’unico sacrificio del Cristo.
- I mali e le tendenze del mondo contemporaneo. I mali sono essenzialmente riepilogabili nella violenza, nell’indifferenza e nella superbia. Questo mostro dalle tre facce stritola nel pugno di plastica le radici stesse della vita.
- Le encicliche poggiano sulla Bibbia (è qui riprodotto un esemplare che stava nello studio di Paolo VI) come sulla loro naturale fonte ispiratrice. Sullo sfondo è inciso il testo della lettera che il Papa inviò alle Brigate Rosse il 21 aprile 1978 per chiedere la liberazione dell’onorevole Aldo Moro: documento di alto civile magistero morale e di amore cristiano.

La formella romboidale di sinistra raggruppa quattro episodi conclusi entro uno schema pure romboidale, raffiguranti (con lettura alto, sinistra, destra, basso):

- la chiusura del Concilio. Le due schiere dei Padri conciliari procedono sulle tarsie scomposte del fondo inciso. Oltre che figure assumono, nella loro coralità, il segno di mani in preghiera. Lo Spirito Santo raffigurato sul cammino dei Padri conciliari evoca e definisce la realtà vera della Chiesa che è mossa dallo Spirito di Dio.
- L’incontro con il Patriarca Athenagoras I. L’avvenimento storico segnò un momento pastorale estremamente significativo e risolutivo del pontificato di Paolo VI. Le tre croci nel fondo: quella di Gesù, quella di S. Pietro e quella di S. Andrea, rimandano al discorso delle Chiese separate e ricordano il cammino da compiere nello sforzo dell’unità nell’unico sacrificio del Cristo.
- I mali e le tendenze del mondo contemporaneo. I mali sono essenzialmente riepilogabili nella violenza, nell’indifferenza e nella superbia. Questo mostro dalle tre facce stritola nel pugno di plastica le radici stesse della vita.
- Le encicliche poggiano sulla Bibbia (è qui riprodotto un esemplare che stava nello studio di Paolo VI) come sulla loro naturale fonte ispiratrice. Sullo sfondo è inciso il testo della lettera che il Papa inviò alle Brigate Rosse il 21 aprile 1978 per chiedere la liberazione dell’onorevole Aldo Moro: documento di alto civile magistero morale e di amore cristiano.

La formella romboidale di destra raggruppa quattro episodi conclusi entro uno schema pure romboidale, raffiguranti (con lettura alto, sinistra, destra, basso):

- Il discorso all’ONU sulla guerra e sulla pace. La guerra è evidenziata nel suo abisso di abiezione dal mostro che campeggia al centro e che giunge a generare altre numerose morti. A destra e sinistra si mostrano segni d’amore: la mano del Papa benedicente e un piccolo ramo d’olivo.
- L’attentato a Manila. L’attentatore, perdendo la propria individuale connotazione, assume quella più misteriosa ed inquietante del male che si annida alle spalle di chi (il Papa) ignaro e confidente tiene nella mano sinistra il simbolo della pace e con la destra benedice.
- L’abbandono del triregno come simbolo di potere e potenza umana significa anche abbandono dei beni terreni. Due levigatissime mani depongono, con atteggiamento di libera volontà, il triregno qui raffigurato prevalentemente come contenitore di cose corrotte e corruttibili. Nella parte sinistra appare la mitria, incorrotta e intatta, simbolo di recuperata pastoralità confacente al primo Vescovo della cristianità.
- La morte di Paolo VI. è scena di intensa commozione, resa nell’interpretazione dello scultore, con una composizione scandita in due blocchi contrapposti: il primo, formato dall’immagine capovolta del Papa morente, l’altro formato dalla scena della Trasfigurazione (la cui festa ricorre il 6 agosto, il giorno stesso della morte di Paolo VI), con le tre figure di Gesù, Mosé ed Elia incise a schiacciato rilievo che visualizza la contemplazione estrema e luminosa del Pontefice morente.

Pier Virgilio Begni Redona
(Testi tratti dal volume Il monumento a Paolo VI, Brescia 1984)
Scarica la brochure pdf di presentazione del Monumento dedicato a Paolo VI e custodito nella Cattedrale di Brescia, disponibile in italiano e inglese:
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ITALIANO
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ENGLISH
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