La Cappella musicale

Antifonario 11D f. 158v:
Giovani Pietro Birago, Chierici cantori
(Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo)
Testimonianza del sorgere di una tradizione musicale, se non proprio documento ufficiale della fondazione di una Cappella, è la bolla di Niccolò III del 1280, nella quale, accogliendo la richiesta del vescovo bresciano Berardo Maggi, il pontefice concede la costituzione di due nuove dignità canonicali: il vicedominato e il cantorato. Il primo cantore di cui si abbia notizia è Oldofredo da Leno (1287-1315?), appartenente ad una delle più nobili famiglie di Brescia, già canonico nel 1275, all’elezione del vescovo Berardo Maggi. I compiti del canonico cantore sono elencati negli Statuti che regolano le mansioni di tutti i membri del Capitolo: a lui vengono affidate la supervisione dell’andamento delle celebrazioni liturgiche e, insieme ai canonici «Deputati alla Musica», la valutazione dei singoli componenti della Cappella. Dagli Statuti del 1489 trapela, forse per la prima volta, l’esigenza di una regolare attività musicale legata alla chiesa: dopo tale data le notizie si fanno sempre più cospicue sia nei libri delle provvigioni della città sia nei registri del Capitolo. La Cappella acquista un assetto regolare con l’assunzione di un organista (eletto per la prima volta nel 1494), di un maestro di Cappella e di un «cantor excellens». Dal 1532 si registra il pagamento di quattro coristi, ai quali si aggiunge, nel 1540, un tenorista. Un decennio dopo l’organico, diretto da un regolare maestro, comprende due tenoristi, due contralti, due coristi e un organista; due sonatori dio contrabbasso sono stipendiati per accompagnare il coro in sostituzione dell’organo in determinati periodi dell’anno liturgico.

A partire dal secolo successivo, fra i compiti del maestro di Cappella, vi è quello di apprestare musica a due cori per le festività ordinarie e musica a tre cori per le ricorrenze più importanti (Natale, Pasqua, Pentecoste, Assunta) e per occasioni particolari. Il 3 novembre 1678, per i funerali del vescovo Marino Zorzi, l’organico vocale-strumentale è ripartito in tre differenti luoghi: «in organo» (due soprani, un contralto, due tenori, due bassi, l’organista e il maestro di Cappella), «in cantoria» (sette viole, un chitarrone e un violone), «in choro» (due soprani di ripieno, due coristi e altre trre parti di ripieno). Le esecuzioni straordinarie nei secoli XVII e XVIII sono improntate a sempre maggior sontuosità: il 10 novembre 1720 per l’elezione del vescovo Giovanni Francesco Barbarigo al cardinalato partecipano all’esecuzione venti cantori e almeno altrettanti strumentisti. Per contro, per le funzioni ordinarie la Cappella si compone del maestro, dell’organista, di tre solisti e di quattro coristi. Fino agli avvenimento del 1797 tale complesso rimane pressoché inalterato; per le solennità maggiori rimane in vigore il costume di integrarlo con l’aggiunta di cantori e strumentisti supplementari.

Nei primi decenni del nostro secolo il servizio musicale era assolto dalla schola cantorum del seminario vescovile, diretta via via dagli insegnati di musica dello stesso seminario: don Giuseppe Gallizioli, don Giuseppe Berardi, don Tullio Stefani, don Alberto Donini, don Roberto Soldati. Dagli anni Novanta si è tentato il ripristino della Cappella impostato sulle basi del volontariato.