Il DUOMO VECCHIO o Rotonda

Il Duomo vecchio, ufficialmente concattedrale invernale di Santa Maria Assunta, è la concattedrale di Brescia, titolo che divide con l'adiacente Duomo nuovo. Costruito a partire dall'XI secolo sopra una precedente basilica, ha subito più di un ampliamento nel corso dei secoli ma ha conservato intatta l'originale struttura romanica, che ne fa uno dei più importanti esempi di rotonde romaniche in Italia. La cattedrale contiene anche numerose e importanti opere, fra le quali spiccano un sepolcro di Bonino da Campione, l'organo di Giangiacomo Antegnati, il sarcofago marmoreo di Berardo Maggi e il ciclo di tele del Moretto e del Romanino realizzato per la cappella del Santissimo Sacramento della Basilica di San Pietro de Dom e qui trasferite dopo la sua demolizione. Di grande importanza è anche la cripta, risalente al VI secolo ma restaurata nell'VIII secolo.

La fondazione longobarda, o almeno carolingia, del sito è confermata dagli scavi che alla fine dell’Ottocento hanno messo in luce le fondazioni di una preesistente chiesa a pianta longitudinale che si concludeva naturalmente nella cripta di San Filastrio, costruzione sulla quale doveva ergersi il primitivo presbiterio. Gli studi più recenti hanno ipotizzato che la realizzazione della imponente mole della rotonda sia avvenuta in due tempi: nel X secolo o all’inizio del successivo sarebbe stata realizzata la parte dell’ambulacro e la zona inferiore del tiburio, mentre a dopo il 1095 dovrebbe risalire la parte del tiburio contrassegnata dalle esili paraste terminanti nel fregio in cotto ad archetti pensili del sottotetto. Verso la fine del Duecento, ad opera del vescovo Berardo Maggi (1275-1308), la Cattedrale di Santa Maria fu interessata da lavori di ampliamento nella zona del presbiterio e di decorazione delle pareti, ma i lavori più imponenti riguardarono la stessa parte alla fine del Quattrocento quando, ingaggiato l’architetto Bernardino da Martinengo (secc. XV-XVI), si decise di ampliare la cappella maggiore (1490) e quindi la cappella delle Sante Croci (1495). L’intera Cattedrale fu interessata da nuovi interventi a partire dal 1571 quando venne dato l’incarico a Giovan Maria Piantavigna (Brescia sec. XVI) di coordinare i lavori di ristrutturazione interna dell’edificio. A questo periodo risale la risistemazione della cappella delle Sante Croci, portata alle forme attuali all’inizio del Seicento, e l’apertura della cappella detta poi del Santissimo Sacramento. Parte della decorazione ad affresco di questo periodo che sopravvive nel transetto fu affidata ai bresciani Tommaso Sandrini e Francesco Giugno. Nel corso del Settecento e dell’Ottocento la Cattedrale fu interessata da interventi di poco conto; solo gli imponenti restauri della fine dell’Ottocento, intrapresi da Luigi Arcioni (Brescia 1841-1918) hanno riportato alla luce molte delle strutture medievali occultate dagli interventi successivi, ridonando all’imponente struttura parte del suo essenziale aspetto originario.
La grande struttura cilindrica di epoca romanica, in corsi regolari di pietra bianca locale, interrotti da finestrelle a tutto sesto (accoppiate nell’ambulacro), è movimentata in alto da leggere paraste che si intervallano con le finestre a tripla strombatura digradante e si conclude con un alto fregio in cotto decorato con archetti. Sulla fronte principale, in asse con il presbiterio, si trova l’attuale ingresso, aperto nel 1571 mentre la parte retrostante, un susseguirsi di edifici collocabili tra il XV e il XVI secolo corrispondenti alla zona del transetto, dell’abside e delle cappelle del Sacramento e delle Sante Croci, mostra l’evoluzione della fabbrica durante i secoli. L’apertura di finestroni al posto delle piccole finestre a tutto sesto aveva mutato l’aspetto della chiesa che solo dopo i restauri degli anni Novanta dell’Ottocento, compiuti sotto la direzione di Luigi Arcioni, ha potuto riacquistare l’armonia del suo primitivo aspetto.
L’interno, suggestivo per la sobria solennità, deve il suo aspetto attuale ai lavori di restauro compiuti alla fine dell’Ottocento che hanno riportato in luce le strutture romaniche occultate dalle stratificazioni dei secoli. L’attuale ingresso infatti venne aperto a causa dell’innalzamento del piano di calpestio della piazza; in precedenza l’ingresso era posto più in basso e dava accesso all’aula. L’ingrandimento del portale in epoca barocca portò al crollo, nel 1708, dell’alta torre romanica la cui unica memoria superstite sono le due scalette poste ai lati dell’attuale ingresso, riportate in luce durante i restauri ottocenteschi. In prossimità della scala di destra è stata collocata anche una lastra marmorea del XII secolo che reca scolpita a bassorilievo l’effigie di Sant’Apollonio.
L’opera più rilevante che accoglie il visitatore è, però, il sarcofago in marmo rosso di Verona nel quale ha trovato sepoltura il vescovo Berardo Maggi. Il monumento è decorato nel coperchio a due spioventi con un episodio fondamentale della vita di Berardo Maggi, il Giuramento di pace e fedeltà al vescovo, la cosiddetta Pace (25 marzo 1298) con la quale venne sancito un periodo di concordia della città dilaniata dalle lotte tra guelfi e ghibellini. Sull’altro spiovente sono invece raffigurati i Funerali del vescovo: Berardo è rappresentato a grandezza naturale, disteso, in abiti pontificali, mentre i personaggi del corteo funebre sono di dimensioni ridotte. Accanto alla figura del vescovo stanno le quattro figure apocalittiche simbolo degli evangelisti. Ai quattro angoli del coperchio sono raffigurati, sul lato della Pace, i santi Pietro e Paolo e, sul lato dei Funerali, i santi Filastrio e Gaudenzio (a sinistra) e Faustino e Giovita (a destra). I due frontoni laterali, infine, recano da un lato una semplice croce e dall’altro San Giorgio che trafigge il drago.
Scarica la brochure che descrive la storia del Duomo Vecchio di Brescia, disponibile in italiano, inglese, francese e tedesco:
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